Nell’Unione Europea, ogni anno, si consumano circa 15 tonnellate di materiali per persona, e ogni cittadino genera in media 4,5 tonnellate di rifiuti l’anno, smaltiti quasi per metà dalle discariche. Un sistema economico lineare – produzione, uso, smaltimento – che non può che risultare deleterio per l’economia e per l’ambiente. 

In tempi difficili per l’industria e per l’ambiente, dovuti per lo più alla crisi dovuta alla pandemia, si è tornato a parlare di economia circolare e dei vantaggi dell’ecologia industriale, di cui avevamo già parlato qui. 

Se molti dei rifiuti e degli sprechi sono prodotti dai cittadini UE, infatti, buona parte del problema ecologico resta strettamente legato all’industria, in particolare per l’impiego, lo sfruttamento e lo smaltimento massivo di risorse. Proprio per questo si torna oggi a parlare di economia circolare, un concetto che rimanda alla funzione fondamentale di riciclo e riutilizzo e che prevede di fatto moltissimi vantaggi per l’industria a livello ecologico ma anche a livello economico. 

L’industria del futuro

L’economia circolare, infatti, se ben organizzata, è in grado di garantire l’ecosostenibilità dell’industria mentre ne protegge gli interessi economici. La transizione verso l’economia circolare necessita di grande impegno e della partecipazione di tutti gli attori politici ed economici dell’industria. Riprogettando le catene di fornitura e distribuzione delle risorse, piccole e grandi imprese, industriali, tecnologiche e farmaceutiche, possono trarre enormi profitti dall’economia circolare. 

Un sistema in grado di rigenerarsi e di creare ed aprire nuovi mercati, legati ai valori di condivisione e riutilizzo. Secondo il Ministero dell’Ambiente, infatti, la progettazione ecocompatibile dell’industria, la prevenzione degli sprechi e il riutilizzo delle risorse, potrebbero generare risparmi netti per le imprese fino a 604 miliardi di euro in tutta l’UE. Si parla quindi dell’8% del fatturato annuo e di una riduzione delle emissioni totali annue del 2-4%. 

In questo senso, l’attuazione di misure aggiuntive per garantire la circolarità delle risorse entro il 2030, può far salire il PIL dell’1%. Oltre a creare 2 milioni di posti di lavoro. 

Un vantaggio per tutti insomma: per i cittadini, per l’industria e per l’ambiente.