L’industria farmaceutica italiana si rivela il traino dell’industria italiana. Si giunge a tale conclusione dopo il confronto tenutosi a marzo a Roma durante il convegno “Il ruolo sociale e strategico dell’industria farmaceutica italiana. Ricerca scientifica, innovazione, sviluppo e occupazione”. Un occasione di confronto per valutare nuove strategie per sostenere un settore importante dell’economia italiana e per fare appello alle istituzioni perché aiutino il settore a far continuare a crescere il Bel Paese.

Il convegno è stato infatti organizzato dalle cosiddette Fab13, le 13 industrie farmaceutiche appartenenti a Farmindustria che si distinguono per il loro impegno su territorio italiano. 

Quali sono le industrie farmaceutiche che investono di più in Italia?

Abiogen Pharma, Alfasigma, Angelini Pharma, Chiesi Farmaceutici, Dompè Farmaceutici, I.B.N Savio, Italfarmaco, Kedrion, Menarini, Molteni, Mediolanum farmaceutici, Recordati e Zambon. Anche dette Fab13.

Sono queste le 13 industrie farmaceutiche che contribuiscono alla crescita economica italiana e valorizzano l’Italia a livello europeo. In effetti queste 13 industrie hanno tutte sede e stabilimenti di produzione in Italia, e investono molto del loro capitale su territorio nostrano. Nel 2020, hanno fatturato all’incirca 12,5 miliardi di euro

Nel 2020 l’occupazione complessiva in Italia dovuta all’impegno delle Fab13 è stata di oltre 44.500 unità, cresciuta a livello globale di quasi 1.000 unità (+2,2%) nonostante la crisi. In termini occupazionali, l’impatto complessivo sul sistema economico è di oltre 60mila addetti. Un settore estremamente importante insomma, che necessita del supporto delle istituzioni per continuare a far crescere il paese. 

“Il settore farmaceutico è un asset strategico per l’economia Italiana: il governo Draghi ha inserito tra i suoi obiettivi l’incremento degli investimenti nel settore, ma seguito da azioni politiche contraddittorie che se confermate porterebbero ad una compressione dell’industria farmaceutica nazionale, che creerebbe una ulteriore dipendenza italiana dall’estero e un’alterazione dei canali distributivi regionali a scapito in particolare delle imprese nazionali.

L’incremento dei costi delle materie prime e i rincari dell’energia che determinano onerosità produttive fuori controllo, a differenza di altri settori industriali, non possono essere ribaltate sui prezzi finali dei farmaci, che sono imposti e regolati.” 

“Serve un coordinamento fra le politiche e anche una coerenza di fondo.” ha commentato Giovanni Tria, Presidente Fondazione Enea Tech e Biomedical. “Durante la pandemia è stato fatto uno scostamento di bilancio da 150 miliardi di euro, ma il settore farmaceutico non ha visto che poche decine di milioni di euro. Manca, sotto questo profilo, un approccio complessivo. Sostenere l’industria farmaceutica significa salvaguardare la sicurezza nazionale, attraendo così investimenti in tutti i settori”.

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